Valentino Rossi- Jorge Lorenzo: veleni senza fine

Il re è nudo, ma per ora si tuffa in un brodo di giuggiole, mentre i guardaspalle sono in libera uscita e possono ancora rimandare il momento di rendere conto all’evidenza. «Povero Valentino, questa era la sua ultima occasione per vincere il mondiale, ci sono piloti più giovani e più veloci di lui, deve essere frustrante».

Il giorno dopo la gara di Valencia iniziata in polemica e chiusa in farsa, Jorge Lorenzo concede alla stampa spagnola una replica al fulmicotone alle accuse di combine con Marquez per garantirsi una scorta fino al traguardo, e dunque alla conquista del suo terzo titolo mondiale. Se Rossi parla di risultato truccato, di “biscottone”, il maiorchino non trova di meglio che apparecchiare la sua ciotola di fango e veleno. «Non è facile rendersi conto di non avere la velocità che ti avrebbe consentito di vincere più gare e arrivare a Valencia con un vantaggio più consistente. Non ci sarebbe stata nessuna polemica se Valentino fosse stato veloce come me e Marquez. Avrebbe potuto vincere il campionato agevolmente, non è andata così e ha perso il decimo titolo: è dura da accettare».

Impossibile per Lorenzo uscire dalla nuova idea di un motociclismo come sport di squadra, dal diritto dei giovani di spodestare i campioni più anziani. Soprattutto, la sua psicologia così fragile lo porta a ritrovarsi almeno nell’aver vinto uno scontro generazionale, a questo punto non importa come e con quali alleati.

DIFESA PREVENTIVA

Peccato che l’andamento della gara di domenica sul circuito Ricardo Tormo sia analizzabile al millisecondo, con dati certi e riscontri pratici dei favoritismi ricevuti dal maiorchino. Tutto assomiglia ad un delitto perfetto perché le prove sono in mano esclusivamente ai tecnici di Lorenzo e Marquez, ma l’eventualità remota di essere chiamati in causa esiste, e tocca proprio alla Honda essere forse la prima a premunirsi.

È Shuhei Nakamoto, vice-presidente esecutivo della HRC, a controfirmare un comunicato stampa che precisa come Rossi non avrebbe nulla a pretendere, che il dito puntato contro chi ha scortato Lorenzo al traguardo sarebbe mirato a sproposito: «Non possiamo accettare le pesanti accuse rivolte contro il nostro pilota e contro la Honda nelle ultime settimane e nella conferenza stampa di domenica. Non ci sono prove a sostegno di queste accuse inaccettabili: Marc e Dani hanno spinto al 100%. La visione di una singola persona non è la realtà».

I CAVALLI DA TROTTO

Un punto di vista inattaccabile se avessimo a che fare con cavalli da trotto invece che con mezzi meccanici ad altissima tecnologia capaci di registrare e inviare ai box informazioni sulle prestazioni istantanee e potenziali, cioè se al motore viene chiesto tutto, oppure no. Curioso che lo stesso Shuhei Nakamoto, dopo l’incidente di Sepang, abbia dichiarato la sua disponibilità a fornire a chiunque questi dati telemetrici per scagionare Marquez dall’accusa di aver provocato Rossi. Altrettanto significativo che questa offerta non giunga oggi, e in particolare per quanto riguarda l’andatura del pilota di Cervera nel terzo settore del circuito di Valencia, dove per mantenere il passo lento del suo protetto Lorenzo, deliberatamente rallentava di mezzo secondo rispetto alle sue possibilità.

Nessuna spiegazione poi sull’avvertimento di Marquez a Pedrosa, che dopo aver recuperato Jorge e Marc nel volgere di due giri, ha tentato di superare il suo compagno di squadra, salvo essere spinto fuori pista a titolo di avvertimento. A chiudere la giornata il comunicato stampa della Repsol, lo sponsor spagnolo delle Honda ufficiali di Marquez e Pedrosa, che si dichiara «rattristato dai commenti sprezzanti fatti da Valentino Rossi nel corso della sua conferenza stampa dopo aver perso il titolo», sottolineando come «i campioni mostrano quello che valgono nella sconfitta come nella vittoria». La raccomandazione morale che però nel delitto perfetto non vale.

Fonte MSN

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